Primi in Europa per percentuale di resistenza a ceppi batterici causati da infezioni

Antibiotico resistenza, il triste primato dell’Italia

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Un documento, frutto del tavolo di confronto multi-disciplinare cui hanno preso parte i rappresentanti delle maggiori Società Scientifiche nell’ambito dell’infettivologia, per definire un piano d’azioni per contrastare l’antibiotico-resistenza (Amr) nei pazienti fragili.

È quanto è stato approvato nei giorni scorsi con l’obiettivo di migliorare la rapidità e l’accuratezza della diagnosi, l’appropriatezza terapeutica dei nuovi antibiotici e ribadire la necessità di task force multidisciplinari per affrontare il problema che rappresenta una delle maggiori criticità per la sanità pubblica a livello mondiale, particolarmente grave nel nostro Paese.

Rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, infatti, l’Italia detiene il triste primato per le percentuali più elevate di resistenza a diversi ceppi batterici, con una media superiore al 60% di casi resistenti per ogni infezione evidenziata, con un costo in vite umane pari a 10mila persone ogni anno.

«Mai come oggi dobbiamo parlare di lotta all’AMR: nei mesi di epidemia COVID-19, i progressi raggiunti nell’ambito dell’amministrazione antimicrobica sono stati vanificati a causa di un uso improprio della terapia antibiotica. Ciò porterà a un peggioramento delle resistenze batteriche e lo vediamo già dal fatto che in questi mesi sono riemerse con forza infezioni da microrganismi che non avevamo da anni, come Acinetobacter baumannii, Pseudomonas e un aumento della resistenza di Klebsiella pneumoniae – sottolinea Matteo Bassetti, Presidente SITA (Società Italiana di Terapia Antinfettiva) e ordinario di Malattie Infettive presso l’Università di Genova – Abbiamo certamente bisogno di nuovi antibiotici, ma dobbiamo anche migliorare il quadro regolatorio di accesso a questi farmaci che devono essere resi disponibili per terapie empiriche precoci e appropriate. È inoltre fondamentale arrivare alla definizione di linee guida nazionali sulla diagnostica, con criteri chiari che permettano a tutti gli ospedali di identificare le terapie corrette per i pazienti ed evitare un abuso di antibiotici come quello cui assistiamo».